STUDIO SULL'AMERICAN JOURNAL OF EPIDEMIOLOGY
LA PILLOLA PUO' CAUSARE IL CANCRO AL SENO
(AGI) - New York, 24 feb. - L'uso della pillola contraccettiva puo' favorire lo sviluppo del tumore al seno: lo ribadisce una nuova ricerca pubblicata dall'American Journal of Epidemiology. Fino ad oggi, l'associazione tra cancro al seno e contraccettivi orali si basava "per lo piu' su studi condotti prima del 1990", nota l'equipe di ricercatori, diretta dalla dottoressa Lynn Rosenberg, della Boston University. Per la sua analisi, il team della Rosenberg ha usato invece dati recenti, coinvolgendo donne che partecipavano al Case-Control Surveillance Study. I ricercatori hanno cercato di capire se l'uso della pillola contraccettiva fosse legato al rischio di cancro al seno nelle pazienti cui era stata diagnosticata la malattia tra il 1993 e il 2007 e, nel caso l'associazione fosse valida, se il rischio variasse in base alla razza o ai recettori ormonali del cancro al seno. Lo studio ha coinvolto 907 donne con cancro al seno e 1.711 sane. Le donne che avevano assunto contraccettivi orali per un anno o piu' avevano il 50% o piu' di probabilita' di ammalarsi rispetto alle donne che non li avevano assunti o li avevano presi per meno di un anno. Inoltre, l'assunzione della pillola per lungo tempo e l'appartenenza alla razza nera aumentavano le probabilita' di sviluppare il tumore, mentre la presenza dei recettori ormonali del cancro al seno non influiva sull'associazione tra contraccettivo orale e cancro al seno. "L'uso dei contraccettivi orali e' molto diffuso ed e' quindi importante mettere in guardia le donne sui possibili effetti sulla salute", conclude Rosenberg.
http://salute.agi.it/primapagina/notizie/200902241025-mon-rsa0004-art.html
ARTICOLI PER DISSUADERE LE DONNE AD ABORTIRE E ARTICOLI CHE INDICANO I METODI CONTRACCETTIVI E ARTICOLI CHE SPIEGANO QUESTO IN TERMINI CRISTIANI.
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martedì 24 febbraio 2009
mercoledì 16 gennaio 2008
GABRIELLA BOTTICELLI-SULLA RU486-LA PILLOLA ABORTIVA
A chi sostiene la legittimità dell’aborto, sulla base della convinzione falsa che l’embrione di pochi mesi che si sviluppa nel seno di una donna non è ancora un bambino, la Parola del Signore dimostra l’esatto contrario con una chiarezza lapalissiana che è impensabile contestare o mettere in discussione.
Basterebbe citare come estremamente significative ed eloquenti al riguardo le meravigliose parole del salmo 139 in cui l’autore parla dell’embrione formato, tessuto e conosciuto da Dio prima ancora di venire alla luce:
“Sei tu che hai creato le mie viscere
E mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati quando ancora non ne esisteva uno”.
Nessun dubbio quindi sul fatto che è Dio a formare l’uomo nel seno di sua madre e che l’embrione ha la sua dignità di essere umano dal primo momento del concepimento.
Pur tuttavia, il mondo, sordo e cieco ai richiami di Dio ed agli appelli di Maria SS.ma alla conversione, continua imperterrito nel costruire una cultura di morte che trova le sue espressioni più aberranti nell’aborto chirurgico, nell’eutanasia ed oggi nella RU 486, la pillola usata per abortire in diverse nazioni del mondo e, probabilmente, fra poco, anche in Italia.
Se il mondo laico plaude a quella che ritiene una conquista di civiltà, noi cristiani vediamo nella RU un ulteriore attacco alla vita e constatiamo con dolore che la scienza, dono stupendo di Dio all’uomo per servire la vita, è invece strumento messo al servizio della morte.
Ed a servizio della morte è la RU 486, la pillola abortiva che consente di interrompere la gravidanza senza ricorrere ad interventi chirurgici, realizzando l’aborto con una sostanza chimica che uccide l’embrione.
La Chiesa, custode, testimone e proclamatrice del Vangelo di Cristo, leva a ragione il suo grido indignato, contro questo farmaco mirato ad eliminare un bambino con un aborto più facile, banalizzato, autogestito, fai da te, edulcorato e reso meno traumatico.
Ma nessun cristiano che sia degno di tale nome e che aspiri ad essere realmente tale può sminuire la gravità dell’aborto che, quali che siano i mezzi usati per la sua attuazione, va visto nella sua tragica realtà: quella dell’ l'uccisione di un essere umano perpetrata nel momento in cui esso non ha voce per difendere il suo diritto a vivere ed a conoscere Dio, il mondo, gli uomini,suoi fratelli in Cristo e figli di Maria.
La strage degli innocenti che ebbe inizio Erode, lungi dall’essere una tragica pagina circoscritta ad un momento storico che si perde nella notte dei tempi, continua ad alimentare un lungo fiume di sangue che attraversa i secoli ed i millenni della storia umana fino ai nostri giorni. Il sangue innocente di 50 milioni ed oltre di bambini abortiti ogni anno ai quali è stato impedito di nascere da coloro che, per missione e mandato,sono chiamati a collaborare con Dio nel generare la vita umana grida oggi dalla terra verso il Creatore.
E’ un dato di fatto che neppure gli animali, rispetto ai quali vantiamo la nostra presunta superiorità, sopprimerebbero il figlio che attendono, mentre noi esseri umani, creati ad immagine e somiglianza di Dio ed eredi della vita eterna grazie alla redenzione operata dall’amore di Cristo, con grande disinvoltura priviamo un bambino del diritto di nascere, peccando gravemente e dimostrandoci ingrati verso il Signore che con un bambino ci affida il tesoro di una vita da educare perché quel figlio possa conoscerLO, amarLO, lodarLO e servirLO nel corso della sua vita sulla terra e contemplare e godere poi per tutta l’eternità l’indicibile bellezza e gloria del suo Creatore in Cielo.
E di certo, prima di mettere in atto la scelta dell’aborto, ogni genitore avrebbe il dovere morale davanti a Dio e davanti a sé stesso di riflettere alla luce della fede e della Parola di vita eterna e di interrogarsi sul ruolo che, nei disegni del Signore, un figlio potrebbe avere nella storia del mondo.
Quel bambino che non si vuole far venire alla luce potrebbe essere un futuro santo, un ottimo sacerdote o un generoso missionario, un onesto lavoratore e padre di
famiglia, una buona moglie ed una madre valida educatrice, una santa suora, un artista che con le sue opere potrebbe manifestare la genialità dell’Altissimo, un
uomo di scienza che tanto bene potrebbe fare all’umanità, mettendo al servizio della vita i talenti a lui donati dal Signore.
Di quante meravigliose figure di santi sarebbe oggi priva la Chiesa di Cristo e l’umanità intera, se i loro genitori avessero scelto di abortire!
Mai, in questo caso, la Chiesa avrebbe potuto mostrare all’ammirazione di credenti e non figure luminose e splendide di santi come san Francesco D’Assisi, Santa Chiara, san Pio da Pietralcina, san Giuseppe Moscati, santa Gianna Beretta Molla, san Massimiliano Kolbe, santa Teresa Benedetta della Croce, e, per rimanere più vicini ai nostri giorni, il Papa, Giovanni Paolo II, e tante migliaia di altri che sarebbe impossibile enumerare, canonizzati e non canonizzati,oggi tutti in Paradiso a godere la bellezza di Dio e la felicità eterna.
C’è sicuramente da aspettarsi che la pillola dell’aborto fai da te induca a comportamenti ancor più irresponsabili ed incentivi maggiormente i giovanissimi alla pratica del sesso facile e libero, praticato a fini meramente edonistici, data la facilità con cui l’assunzione della RU 486 permette di liberarsi del bambino non desiderato e non voluto.
Ed a nessun futuro può aspirare una società che con fredda determinazione uccide i suoi figli e che recita la sua farsa più grande e cade nella sua contraddizione più tragica quando da una parte promuove marce ed iniziative di ogni genere contro la guerra, portatrice di distruzione di morte, dall’altra promuove invece leggi che danno licenza di uccidere il bambino nel grembo stesso della madre, prima ancora che venga alla luce, con l’aborto che, comunque lo si attui, è un delitto abominevole che sottrae tanti uomini di buona volontà e tanti santi alla storia dell’umanità e della Chiesa.
L’aborto, quali che siano i metodi di attuazione, non è né progresso, né tanto meno conquista di libertà, ma è una grave trasgressione della legge di un Dio, creatore ed amante della vita, un obbrobrio che nasce dal degrado di un mondo che ha messo Dio ai margini della vita individuale e sociale e non lo interpella più e non lo interroga, né si lascia consigliare da Lui sulle scelte da fare, è il delitto di un mondo presuntuoso, che crede di poter bastare a sé stesso e si illude di potersi realizzare facendo a meno del suo Signore e Redentore e che, avendo smarrito il senso del peccato, calpesta i più piccoli, i più indifesi, i bambini e gli anziani.
Di quanta menzogna sa la partecipazione all’Eucaristia domenicale, l’ostentazione di una corona del rosario fra le mani e magari al collo quando, davanti ad una gravidanza indesiderata, con tanta freddezza, crudeltà, cinismo e disinvoltura una donna in attesa dice:“Voglio andare ad abortire”. Corresponsabile di questo orribile delitto è nella stessa misura della donna che sceglie l’aborto, chi l’accompagna ad abortire, chi la consiglia e la spinge a tale scelta e non si adopera a farle aprire gli occhi ed a pensare a quanto il suo peccato offenda Gesù che viene ancora una volta ucciso nel piccolo innocente abortito.
Colpevole è anche la società civile che si dà un gran da fare nel promuovere leggi che uccidono la vita ma non mette in campo nè risorse, nè mezzi, nè leggi per creare strutture di aiuto e di sostegno alla donna in difficoltà che aspetta un bambino e che è a volte costretta a rinunciarvi perché abbandonata a sé stessa e priva di aiuto morale, affettivo ed anche economico.
L’invito che rivolgo da queste pagine, nel nome di Gesù e di Maria, è allora quello del no all’aborto e di un sì gioioso e convinto alla vita per donare ai bambini insieme alla vita sulla terra anche la possibilità della vita eterna perché per ogni uomo che viene al mondo e che si apre alla grazia di Dio sono aperte le porte del Paradiso.
Chi scrive questo articolo si trovò anche lei anni fa, nella condizione di madre nubile e con un lavoro scarsamente remunerato, a fare la scelta fra il dare la vita ad un bambino o abortire; la grazia di Dio e la parola illuminata di un sacerdote furono determinanti nella scelta del sì alla vita, nonostante le pressioni e le sollecitazioni ad abortire che non mancarono e da parte della famiglia e da parte dell’ambiente di lavoro. Il bambino di allora ha oggi 20 anni, è un gigante di m. 1,90 ed è studente universitario.
Voglio adesso far parlare direttamente Gesù sulla necessità di accogliere i bambini: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie ME; chi accoglie Me, non accoglie Me, ma colui che mi ha mandato” (Matteo cap 9, 37).
Queste meravigliose parole illuminano di luce la scelta di accettare la vita di un bambino ma evidenziano anche la terribile responsabilità di chi invece rifiuta di accettare e di accogliere la vita nascente; non accogliere un bambino, rifiutargli il diritto alla vita e quindi abortire significa rifiutare di fare accoglienza e spazio nella propria casa e nella propria famiglia a Gesù che in quel bambino,anche ammalato o malformato, chiede di essere accolto, amato, curato.
L’appello che rivolgo a tutte le donne che attendono un figlio e che pensano di imboccare la strada della morte con l’aborto è quello di meditare e di pensare spesso alle parole di Gesù che, attraverso quel bambino che cresce nel loro corpo, bussa alle porte del loro cuore e della loro casa e dice con tanta dolcezza : “Ti prego, fammi entrare!”. Che non possano mai queste donne sentire un giorno il rimorso terribile di avergli detto di NO!
Vergine Santissima, il tuo Figlio Gesù ci ha detto che chi accoglie un bambino accoglie LUI. Madre santissima, possa il nostro Salvatore e Redentore donarci la grazia di amare infinitamente Lui,morto per dare la Vita al mondo e, per amore di Lui, rispettare, amare, accogliere in Suo nome ogni bambino che in qualunque angolo della terra viene al mondo e che affidiamo alla tua protezione materna perché Tu ne abbia cura e lo accompagni e lo guidi sulla via della santità verso il Signore Gesù.
GABRIELLA BOTTICELLI
http://www.fuocovivo.org/MOVIMENTO/testimonianza%20ru486.html
Basterebbe citare come estremamente significative ed eloquenti al riguardo le meravigliose parole del salmo 139 in cui l’autore parla dell’embrione formato, tessuto e conosciuto da Dio prima ancora di venire alla luce:
“Sei tu che hai creato le mie viscere
E mi hai tessuto nel seno di mia madre.
Non ti erano nascoste le mie ossa quando venivo formato nel segreto,
intessuto nelle profondità della terra.
Ancora informe mi hanno visto i tuoi occhi e tutto era scritto nel tuo libro; i miei giorni erano fissati quando ancora non ne esisteva uno”.
Nessun dubbio quindi sul fatto che è Dio a formare l’uomo nel seno di sua madre e che l’embrione ha la sua dignità di essere umano dal primo momento del concepimento.
Pur tuttavia, il mondo, sordo e cieco ai richiami di Dio ed agli appelli di Maria SS.ma alla conversione, continua imperterrito nel costruire una cultura di morte che trova le sue espressioni più aberranti nell’aborto chirurgico, nell’eutanasia ed oggi nella RU 486, la pillola usata per abortire in diverse nazioni del mondo e, probabilmente, fra poco, anche in Italia.
Se il mondo laico plaude a quella che ritiene una conquista di civiltà, noi cristiani vediamo nella RU un ulteriore attacco alla vita e constatiamo con dolore che la scienza, dono stupendo di Dio all’uomo per servire la vita, è invece strumento messo al servizio della morte.
Ed a servizio della morte è la RU 486, la pillola abortiva che consente di interrompere la gravidanza senza ricorrere ad interventi chirurgici, realizzando l’aborto con una sostanza chimica che uccide l’embrione.
La Chiesa, custode, testimone e proclamatrice del Vangelo di Cristo, leva a ragione il suo grido indignato, contro questo farmaco mirato ad eliminare un bambino con un aborto più facile, banalizzato, autogestito, fai da te, edulcorato e reso meno traumatico.
Ma nessun cristiano che sia degno di tale nome e che aspiri ad essere realmente tale può sminuire la gravità dell’aborto che, quali che siano i mezzi usati per la sua attuazione, va visto nella sua tragica realtà: quella dell’ l'uccisione di un essere umano perpetrata nel momento in cui esso non ha voce per difendere il suo diritto a vivere ed a conoscere Dio, il mondo, gli uomini,suoi fratelli in Cristo e figli di Maria.
La strage degli innocenti che ebbe inizio Erode, lungi dall’essere una tragica pagina circoscritta ad un momento storico che si perde nella notte dei tempi, continua ad alimentare un lungo fiume di sangue che attraversa i secoli ed i millenni della storia umana fino ai nostri giorni. Il sangue innocente di 50 milioni ed oltre di bambini abortiti ogni anno ai quali è stato impedito di nascere da coloro che, per missione e mandato,sono chiamati a collaborare con Dio nel generare la vita umana grida oggi dalla terra verso il Creatore.
E’ un dato di fatto che neppure gli animali, rispetto ai quali vantiamo la nostra presunta superiorità, sopprimerebbero il figlio che attendono, mentre noi esseri umani, creati ad immagine e somiglianza di Dio ed eredi della vita eterna grazie alla redenzione operata dall’amore di Cristo, con grande disinvoltura priviamo un bambino del diritto di nascere, peccando gravemente e dimostrandoci ingrati verso il Signore che con un bambino ci affida il tesoro di una vita da educare perché quel figlio possa conoscerLO, amarLO, lodarLO e servirLO nel corso della sua vita sulla terra e contemplare e godere poi per tutta l’eternità l’indicibile bellezza e gloria del suo Creatore in Cielo.
E di certo, prima di mettere in atto la scelta dell’aborto, ogni genitore avrebbe il dovere morale davanti a Dio e davanti a sé stesso di riflettere alla luce della fede e della Parola di vita eterna e di interrogarsi sul ruolo che, nei disegni del Signore, un figlio potrebbe avere nella storia del mondo.
Quel bambino che non si vuole far venire alla luce potrebbe essere un futuro santo, un ottimo sacerdote o un generoso missionario, un onesto lavoratore e padre di
famiglia, una buona moglie ed una madre valida educatrice, una santa suora, un artista che con le sue opere potrebbe manifestare la genialità dell’Altissimo, un
uomo di scienza che tanto bene potrebbe fare all’umanità, mettendo al servizio della vita i talenti a lui donati dal Signore.
Di quante meravigliose figure di santi sarebbe oggi priva la Chiesa di Cristo e l’umanità intera, se i loro genitori avessero scelto di abortire!
Mai, in questo caso, la Chiesa avrebbe potuto mostrare all’ammirazione di credenti e non figure luminose e splendide di santi come san Francesco D’Assisi, Santa Chiara, san Pio da Pietralcina, san Giuseppe Moscati, santa Gianna Beretta Molla, san Massimiliano Kolbe, santa Teresa Benedetta della Croce, e, per rimanere più vicini ai nostri giorni, il Papa, Giovanni Paolo II, e tante migliaia di altri che sarebbe impossibile enumerare, canonizzati e non canonizzati,oggi tutti in Paradiso a godere la bellezza di Dio e la felicità eterna.
C’è sicuramente da aspettarsi che la pillola dell’aborto fai da te induca a comportamenti ancor più irresponsabili ed incentivi maggiormente i giovanissimi alla pratica del sesso facile e libero, praticato a fini meramente edonistici, data la facilità con cui l’assunzione della RU 486 permette di liberarsi del bambino non desiderato e non voluto.
Ed a nessun futuro può aspirare una società che con fredda determinazione uccide i suoi figli e che recita la sua farsa più grande e cade nella sua contraddizione più tragica quando da una parte promuove marce ed iniziative di ogni genere contro la guerra, portatrice di distruzione di morte, dall’altra promuove invece leggi che danno licenza di uccidere il bambino nel grembo stesso della madre, prima ancora che venga alla luce, con l’aborto che, comunque lo si attui, è un delitto abominevole che sottrae tanti uomini di buona volontà e tanti santi alla storia dell’umanità e della Chiesa.
L’aborto, quali che siano i metodi di attuazione, non è né progresso, né tanto meno conquista di libertà, ma è una grave trasgressione della legge di un Dio, creatore ed amante della vita, un obbrobrio che nasce dal degrado di un mondo che ha messo Dio ai margini della vita individuale e sociale e non lo interpella più e non lo interroga, né si lascia consigliare da Lui sulle scelte da fare, è il delitto di un mondo presuntuoso, che crede di poter bastare a sé stesso e si illude di potersi realizzare facendo a meno del suo Signore e Redentore e che, avendo smarrito il senso del peccato, calpesta i più piccoli, i più indifesi, i bambini e gli anziani.
Di quanta menzogna sa la partecipazione all’Eucaristia domenicale, l’ostentazione di una corona del rosario fra le mani e magari al collo quando, davanti ad una gravidanza indesiderata, con tanta freddezza, crudeltà, cinismo e disinvoltura una donna in attesa dice:“Voglio andare ad abortire”. Corresponsabile di questo orribile delitto è nella stessa misura della donna che sceglie l’aborto, chi l’accompagna ad abortire, chi la consiglia e la spinge a tale scelta e non si adopera a farle aprire gli occhi ed a pensare a quanto il suo peccato offenda Gesù che viene ancora una volta ucciso nel piccolo innocente abortito.
Colpevole è anche la società civile che si dà un gran da fare nel promuovere leggi che uccidono la vita ma non mette in campo nè risorse, nè mezzi, nè leggi per creare strutture di aiuto e di sostegno alla donna in difficoltà che aspetta un bambino e che è a volte costretta a rinunciarvi perché abbandonata a sé stessa e priva di aiuto morale, affettivo ed anche economico.
L’invito che rivolgo da queste pagine, nel nome di Gesù e di Maria, è allora quello del no all’aborto e di un sì gioioso e convinto alla vita per donare ai bambini insieme alla vita sulla terra anche la possibilità della vita eterna perché per ogni uomo che viene al mondo e che si apre alla grazia di Dio sono aperte le porte del Paradiso.
Chi scrive questo articolo si trovò anche lei anni fa, nella condizione di madre nubile e con un lavoro scarsamente remunerato, a fare la scelta fra il dare la vita ad un bambino o abortire; la grazia di Dio e la parola illuminata di un sacerdote furono determinanti nella scelta del sì alla vita, nonostante le pressioni e le sollecitazioni ad abortire che non mancarono e da parte della famiglia e da parte dell’ambiente di lavoro. Il bambino di allora ha oggi 20 anni, è un gigante di m. 1,90 ed è studente universitario.
Voglio adesso far parlare direttamente Gesù sulla necessità di accogliere i bambini: “Chi accoglie uno di questi bambini nel mio nome, accoglie ME; chi accoglie Me, non accoglie Me, ma colui che mi ha mandato” (Matteo cap 9, 37).
Queste meravigliose parole illuminano di luce la scelta di accettare la vita di un bambino ma evidenziano anche la terribile responsabilità di chi invece rifiuta di accettare e di accogliere la vita nascente; non accogliere un bambino, rifiutargli il diritto alla vita e quindi abortire significa rifiutare di fare accoglienza e spazio nella propria casa e nella propria famiglia a Gesù che in quel bambino,anche ammalato o malformato, chiede di essere accolto, amato, curato.
L’appello che rivolgo a tutte le donne che attendono un figlio e che pensano di imboccare la strada della morte con l’aborto è quello di meditare e di pensare spesso alle parole di Gesù che, attraverso quel bambino che cresce nel loro corpo, bussa alle porte del loro cuore e della loro casa e dice con tanta dolcezza : “Ti prego, fammi entrare!”. Che non possano mai queste donne sentire un giorno il rimorso terribile di avergli detto di NO!
Vergine Santissima, il tuo Figlio Gesù ci ha detto che chi accoglie un bambino accoglie LUI. Madre santissima, possa il nostro Salvatore e Redentore donarci la grazia di amare infinitamente Lui,morto per dare la Vita al mondo e, per amore di Lui, rispettare, amare, accogliere in Suo nome ogni bambino che in qualunque angolo della terra viene al mondo e che affidiamo alla tua protezione materna perché Tu ne abbia cura e lo accompagni e lo guidi sulla via della santità verso il Signore Gesù.
GABRIELLA BOTTICELLI
http://www.fuocovivo.org/MOVIMENTO/testimonianza%20ru486.html
COMUNICATO CATTOLICO SULLA PILLOLA DEL GIORNO DOPO
Comunicato sulla cosiddetta "pillola del giorno dopo"
Pontificia Accademia Pro Vita
Come è noto nelle farmacie italiane è in vendita la c.d. pillola del giorno dopo, un ben conosciuto ritrovato chimico (di tipo ormonale) che di frequente - anche in questi ultimi giorni - è stato presentato da molti addetti ai lavori e da numerosi media come un semplice contraccettivo, o più precisamente come un "contraccettivo d' emergenza", a cui si potrebbe far ricorso entro breve tempo dopo un rapporto sessuale ritenuto presumibilmente fecondante, qualora si volesse impedire la prosecuzione di una gravidanza indesiderata. Alle inevitabili reazioni polemiche di chi ha manifestato seri dubbi sul meccanismo d' azione di tale ritrovato, che non sarebbe semplicemente "contraccettivo" bensì "abortivo", è stato risposto - in maniera del tutto sbrigativa - che una simile preoccupazione appare infondata in quanto la pillola del giorno dopo ha un' azione "antinidatoria", suggerendo così implicitamente una netta separazione tra aborto e intercezione (impedire che avvenga l' impianto dell' ovulo fecondato, cioè dell' embrione, nella parete uterina).
Considerato che l' uso di tali ritrovati tocca beni e valori umani fondamentali, fino ad interessare la stessa vita umana nel suo sorgere, questa Pontificia Accademia per la Vita sente il pressante dovere e la convinta esigenza di offrire alcune precisazioni e considerazioni sull' argomento, ribadendo per altro posizioni etiche già note, suffragate da precisi dati scientifici, e consolidate nella dottrina cattolica.
1. La pillola del giorno dopo è un preparato a base di ormoni (essa può contenere estrogeni, estroprogestinici, oppure solo progestinici) che, assunta entro e non oltre le 72 ore dopo un rapporto sessuale presumibilmente fecondante, esplica un meccanismo prevalentemente di tipo "antinidatorio", cioè impedisce che l' eventuale ovulo fecondato (che è un embrione umano), ormai giunto nel suo sviluppo allo stadio di blastocisti (5°-6° giorno dalla fecondazione), si impianti nella parete uterina, mediante un meccanismo di alterazione della parete stessa. Il risultato finale sarà quindi l' espulsione e la perdita di questo embrione. Soltanto qualora l' assunzione di tale pillola dovesse precedere di qualche giorno l' evento dell' ovulazione, essa potrebbe talvolta agire con un meccanismo di blocco di quest' ultima (in questo caso, si tratterebbe di un' azione tipicamente "contraccettiva").
Tuttavia, la donna che ricorre a questo tipo di pillola, lo fa nel timore di poter essere in periodo fecondo e perciò con l' intenzione di provocare l' espulsione dell' eventuale neoconcepito; oltretutto, sarebbe utopico pensare che una donna, trovandosi nelle condizioni di voler ricorrere ad una contraccezione d' emergenza, abbia la possibilità di conoscere con esattezza e tempestività la sua attuale condizione di fertilità.
2. Decidere di utilizzare la dizione "ovulo fecondato" per indicare le primissime fasi dello sviluppo embrionale, non può portare in alcun modo a creare artificialmente una discriminazione di valore tra momenti diversi dello sviluppo di un medesimo individuo umano. In altre parole, se può essere utile, per motivi di descrizione scientifica, distinguere con termini convenzionali (ovulo fecondato, embrione, feto, etc.) differenti momenti di un unico processo di crescita, non può mai essere lecito decidere arbitrariamente che l' individuo umano abbia maggiore o minor valore (con conseguente fluttuazione del dovere alla sua tutela) a seconda dello stadio di sviluppo in cui si trova.
3. Pertanto, risulta chiaramente che l' acclarata azione "antinidatoria" della pillola del giorno dopo, in realtà, nient' altro è se non un aborto realizzato con mezzi chimici. Non è coerente intellettualmente, né giustificabile scientificamente, affermare che non si tratti della stessa cosa.
Del resto, appare abbastanza chiaro che l' intenzione di chi chiede o propone l' uso di detta pillola è finalizzata direttamente all' interruzione di una eventuale gravidanza in atto, esattamente come nel caso dell' aborto. La gravidanza, infatti, comincia dalla fecondazione e non già dall' impianto della blastocisti nella parete uterina, come invece si tenta di suggerire implicitamente.
4. Ne consegue che, da un punto di vista etico, la stessa illiceità assoluta di procedere a pratiche abortive sussiste anche per la diffusione, la prescrizione e l' assunzione della pillola del giorno dopo. Ne sono moralmente responsabili anche tutti coloro che, condividendone l' intenzione o meno, cooperassero direttamente con una tale procedura.
5. Un' ulteriore considerazione va fatta a proposito dell' uso della pillola del giorno dopo in rapporto all' applicazione della legge 194/78 che, in Italia, regola le condizioni e le procedure per l' interruzione volontaria di gravidanza. Definire il ritrovato in questione un "antinidatorio" anziché, con una terminologia più trasparente, un "abortivo", permette infatti di sfuggire tutte le procedure obbligatorie che la 194 prevede per poter accedere all' interruzione di gravidanza (colloquio previo, accertamento di gravidanza, determinazione dell' epoca di sviluppo, periodo di ripensamento, etc.), realizzando una forma di aborto del tutto nascosta e non registrabile da alcuna istituzione. Tutto ciò appare, dunque, in netta contraddizione con la corretta applicazione della pur contestabile legge 194.
6. In ultimo, di fronte al diffondersi di tali procedure, esortiamo vivamente tutti gli operatori del settore a mettere in atto con fermezza un' obiezione di coscienza morale, che testimoni coraggiosamente, nei fatti, il valore inalienabile della vita umana, soprattutto di fronte a nuove forme nascoste di aggressione agli individui più deboli ed indifesi, come è il caso dell' embrione umano.
La pillola RU 486 (pillola del mese dopo)
non è in vendita in Italia - almeno per il momento
di Mario Palmaro
La pillola RU 486 introduce l'aborto “fai da te”. Sperimentata in un ospedale piemontese. Diabolico obiettivo: aggirare l'obiezione di coscienza di medici e infermieri antiabortisti e rendere la donna unica protagonista dell'uccisione del suo bambino.
Il grande scienziato francese Jérome Lejeune l'aveva definita senza troppi giri di parole: un "pesticida umano". Ora la RU 486, la pillola che provoca l'aborto se assunta entro il secondo mese di gravidanza, è sbarcata anche in Italia. Il via libera è arrivato dal Comitato etico della Regione Piemonte, che nell'ottobre 2002 ha approvato la sperimentazione di questo prodotto chimico presso l'ospedale Sant'Anna.
Dal gennaio 2003 i nascituri di Torino cominceranno a essere uccisi con questo nuovo sistema, che verrà testato su 400 donne incinte.
Che cos'è la RU 486
La RU 486 è un prodotto chimico a base di Mifepristone, un potente antiormone che interrompe l'annidamento dell'embrione nell'utero e provoca l'aborto del concepito. La RU 486 - che non può essere definita un farmaco, poiché non serve a curare una patologia - viene assunta dalla donna come una normale pastiglia. Trascorsi tre giorni, i medici somministrano alla madre una sostanza che induce le contrazioni e provoca l'espulsione dell'embrione nel 60% dei casi. Poiché la procedura è dolorosa e non esente da complicanze per la donna, per ora la somministrazione della pastiglia deve avvenire in ambiente ospedaliero, dove la donna stessa verrà tenuta in osservazione per alcune ore dopo l'aborto, e visitata di nuovo circa 15 giorni dopo.
Un po' di storia
La RU 486 è stata prodotta dai laboratori della Roussel Uclaf, una società controllata dal Governo francese e dal gruppo tedesco Hoechst. Non è un caso che nella genealogia delle aziende chimiche tedesche compaia anche la l.G. Farben, che produceva il famigerato Zyclon B., il gas omicida usato da Hitler. La RU 486 è usata da 10 anni in Francia, mentre è sbarcata negli Usa nel 2000. Un comunicato stampa del 23 giugno 1988 dimostra il coinvolgimento dell'ONU nella realizzazione del prodotto: è la stessa Roussel Uclaf a dichiarare di "averlo sviluppato in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità e l'Unfpa", che sono agenzie ONU. È evidente che il prodotto sarebbe utilissimo per "diradare" le popolazioni dei paesi poveri, soprattutto dove non esistano presidi chirurgici adeguati per promuovere l'aborto su scala mondiale. In Italia, di RU 486 si iniziò a parlare nel 1989, quando l'allora sottosegretario alla sanità, la socialista Elena Marinucci, ne caldeggiò (senza successo) l'adozione nel nostro Paese.
Ora l'operazione è riuscita per iniziativa dei soliti radicali e di alcuni medici abortisti in quella Torino che è la città di don Bosco ma anche della massoneria e del satanismo. Nulla avviene per caso.
Aspetti giuridici
1. La prima considerazione da fare è che la RU 486 non è che uno fra i tanti modi con cui è possibile uccidere l'innocente. Viene presentata come uno strumento "umanitario" così come i giacobini offrirono alle vittime del Terrore la ghigliottina, considerata "umanitaria" rispetto alla fucilazione e alla forca. La conclusione era in entrambi i casi la morte dei condannati. Dunque, la radice di ogni male è rappresentato da una legge “integralmente iniqua” - come la 194/1978 nel caso dell'Italia - che ammette l'autodeterminazione della donna, affidando al suo totale arbitrio la vita del concepito. Posto questo antiprincipio aberrante, tutto diventa possibile.
2. Uno degli scopi meno evidenti ma più diabolici della RU 486 è l'aggiramento della obiezione di coscienza. Potrà accadere infatti che, un aborto chimico "iniziato" qualche giorno prima, presenti delle complicanze tali da richiedere l'intervento del personale ospedaliero. A questo punto, in casi di urgenza e rischio per la salute della donna, un medico o un infermiere obiettore di turno si vedranno costretti dalla legge a continuare l'opera nefanda dei colleghi abortisti.
3. Nel consenso informato che viene firmato dalla donna prima di iniziare il "trattamento", la gestante viene avvertita che in caso di "fallimento" - vale a dire se il nascituro sopravvive alla dose di veleno - il nascituro andrà incontro a rischi per la sua salute, e che in ogni caso l'aborto potrà essere ottenuto a quel punto solo con un intervento chirurgico.
4. Va anche aggiunto che questa pastiglia rende la donna protagonista dell'atto abortivo: è lei che "dà la morte" al proprio figlio, ingerendo la RU 486. Si invertono i ruoli tipici dell'aborto chirurgico: il medico non più protagonista ma assistente; la donna non più passiva ma protagonista dell'atto omicida.
Verso l'aborto "fai da te"
1. Ove la RU 486 venga usata dentro le procedure previste dalla 194, essa difficilmente può essere dichiarata "fuori legge", almeno nel senso formale del termine. Diverso è il discorso di un suo utilizzo "privatistico", che configurerebbe una violazione palese delle pur blande misure di controllo poste dalla Legge 194.
2. L'aborto avviene oggi normalmente con modalità chirurgiche particolarmente raccapriccianti. La donna deve sottoporsi a un intervento, all'anestesia totale, e ai rischi per la sua salute (pur modesti) connessi all'intervento. La RU 486 risponde al tentativo di rendere sempre più normale, semplice, sicuro e nascosto l'aborto.
3. In una prima fase, questo obiettivo è piuttosto arduo da raggiungere, perché con la RU 486 la donna vive per certi versi in presa diretta l'aborto molto più che nell'atto chirurgico: trascorre tre giorni sapendo che ormai ha attivato una procedura inarrestabile di avvelenamento del figlio, inarrestabile anche in caso di ripensamento; e "vede" il figlio espulso da sé come un vero e proprio rifiuto. Orribile.
4. Ma, d'altro canto, non si deve sottovalutare la possibilità di perfezionare questa arma chimica, tentando di eliminare i rischi di sanguinamento, la dolorosità, la "visibilità" dell'embrione espulso; affinandola insomma a tal punto da renderla agibile in farmacia come un normale prodotto da banco.
5. Si realizza in questo modo l'ultimo stadio della "normalizzazione" dell'aborto, che così sembra scomparire dalla società perché sfugge a ogni rilievo statistico e a ogni azione dissuasiva dei “pro life”, per diventare una faccenda completamente privata. Con la conseguenza di un incallimento delle coscienze che rende - in questo senso - più grave l'aborto chimico di quello chirurgico. Come scrisse Francesco Migliori, "Caino non deve più nascondersi".
La punta di un iceberg
Attenzione: il polverone sollevato dalla RU 486 non deve distrarci dalla corretta percezione della realtà: oggi, in Italia, l'aborto chimico è già attuato nella totale indifferenza delle leggi e dei codici deontologici della classe medica. Le donne usano la spirale o IUD, senza sapere che essa non è un contraccettivo ma provoca aborti. Inoltre, per iniziativa dell'ex ministro della sanità Umberto Veronesi, è disponibile in farmacia il Norlevo, prodotto dalla Angelini farmaceutica: una "pillola del giorno dopo" che provoca l'aborto ogni volta che sia assunta a seguito di un rapporto fertile. L'attuale ministro potrebbe ritirare questo prodotto con provvedimento analogo ma opposto a quello del suo predecessore, per sospetta compatibilità con la legge 194 vigente.
Effetti abortivi possono essere ottenuti attraverso l'uso combinato di pillole regolarmente in commercio, prodotte con finalità contraccettiva, ma capaci di impedire l'annidamento se miscelate in un certo modo. Perfino la classica pillola, assunta dalla donna con l'intento di impedire il concepimento, ha un effetto remoto ma assolutamente certo di carattere abortivo: una verità scomoda troppo spesso taciuta. Ne riparleremo.
Ricorda
"C'è qualcosa di terribilmente repellente in questa procedura. La giustificazione che nobiliterebbe il ricorso al nuovo veleno è che il rischio di complicanze per la madre diverrebbe irrilevante. Da dove nasce questo rischio? Da una decisione sommamente ingiusta o liberamente presa, quella di uccidere l'innocente. Si abbia il coraggio di dirlo apertamente: si è finalmente scoperto il modo di uccidere nel quale l'assassino non corre più alcun rischio serio" (L'Osservatore Romano, 12 novembre 1989).
© Il Timone - n. 23 Gennaio/Febbraio 2003
http://www.fuocovivo.org/MOVIMENTO/pillola%20del%20giorno%20dopo.html
Pontificia Accademia Pro Vita
Come è noto nelle farmacie italiane è in vendita la c.d. pillola del giorno dopo, un ben conosciuto ritrovato chimico (di tipo ormonale) che di frequente - anche in questi ultimi giorni - è stato presentato da molti addetti ai lavori e da numerosi media come un semplice contraccettivo, o più precisamente come un "contraccettivo d' emergenza", a cui si potrebbe far ricorso entro breve tempo dopo un rapporto sessuale ritenuto presumibilmente fecondante, qualora si volesse impedire la prosecuzione di una gravidanza indesiderata. Alle inevitabili reazioni polemiche di chi ha manifestato seri dubbi sul meccanismo d' azione di tale ritrovato, che non sarebbe semplicemente "contraccettivo" bensì "abortivo", è stato risposto - in maniera del tutto sbrigativa - che una simile preoccupazione appare infondata in quanto la pillola del giorno dopo ha un' azione "antinidatoria", suggerendo così implicitamente una netta separazione tra aborto e intercezione (impedire che avvenga l' impianto dell' ovulo fecondato, cioè dell' embrione, nella parete uterina).
Considerato che l' uso di tali ritrovati tocca beni e valori umani fondamentali, fino ad interessare la stessa vita umana nel suo sorgere, questa Pontificia Accademia per la Vita sente il pressante dovere e la convinta esigenza di offrire alcune precisazioni e considerazioni sull' argomento, ribadendo per altro posizioni etiche già note, suffragate da precisi dati scientifici, e consolidate nella dottrina cattolica.
1. La pillola del giorno dopo è un preparato a base di ormoni (essa può contenere estrogeni, estroprogestinici, oppure solo progestinici) che, assunta entro e non oltre le 72 ore dopo un rapporto sessuale presumibilmente fecondante, esplica un meccanismo prevalentemente di tipo "antinidatorio", cioè impedisce che l' eventuale ovulo fecondato (che è un embrione umano), ormai giunto nel suo sviluppo allo stadio di blastocisti (5°-6° giorno dalla fecondazione), si impianti nella parete uterina, mediante un meccanismo di alterazione della parete stessa. Il risultato finale sarà quindi l' espulsione e la perdita di questo embrione. Soltanto qualora l' assunzione di tale pillola dovesse precedere di qualche giorno l' evento dell' ovulazione, essa potrebbe talvolta agire con un meccanismo di blocco di quest' ultima (in questo caso, si tratterebbe di un' azione tipicamente "contraccettiva").
Tuttavia, la donna che ricorre a questo tipo di pillola, lo fa nel timore di poter essere in periodo fecondo e perciò con l' intenzione di provocare l' espulsione dell' eventuale neoconcepito; oltretutto, sarebbe utopico pensare che una donna, trovandosi nelle condizioni di voler ricorrere ad una contraccezione d' emergenza, abbia la possibilità di conoscere con esattezza e tempestività la sua attuale condizione di fertilità.
2. Decidere di utilizzare la dizione "ovulo fecondato" per indicare le primissime fasi dello sviluppo embrionale, non può portare in alcun modo a creare artificialmente una discriminazione di valore tra momenti diversi dello sviluppo di un medesimo individuo umano. In altre parole, se può essere utile, per motivi di descrizione scientifica, distinguere con termini convenzionali (ovulo fecondato, embrione, feto, etc.) differenti momenti di un unico processo di crescita, non può mai essere lecito decidere arbitrariamente che l' individuo umano abbia maggiore o minor valore (con conseguente fluttuazione del dovere alla sua tutela) a seconda dello stadio di sviluppo in cui si trova.
3. Pertanto, risulta chiaramente che l' acclarata azione "antinidatoria" della pillola del giorno dopo, in realtà, nient' altro è se non un aborto realizzato con mezzi chimici. Non è coerente intellettualmente, né giustificabile scientificamente, affermare che non si tratti della stessa cosa.
Del resto, appare abbastanza chiaro che l' intenzione di chi chiede o propone l' uso di detta pillola è finalizzata direttamente all' interruzione di una eventuale gravidanza in atto, esattamente come nel caso dell' aborto. La gravidanza, infatti, comincia dalla fecondazione e non già dall' impianto della blastocisti nella parete uterina, come invece si tenta di suggerire implicitamente.
4. Ne consegue che, da un punto di vista etico, la stessa illiceità assoluta di procedere a pratiche abortive sussiste anche per la diffusione, la prescrizione e l' assunzione della pillola del giorno dopo. Ne sono moralmente responsabili anche tutti coloro che, condividendone l' intenzione o meno, cooperassero direttamente con una tale procedura.
5. Un' ulteriore considerazione va fatta a proposito dell' uso della pillola del giorno dopo in rapporto all' applicazione della legge 194/78 che, in Italia, regola le condizioni e le procedure per l' interruzione volontaria di gravidanza. Definire il ritrovato in questione un "antinidatorio" anziché, con una terminologia più trasparente, un "abortivo", permette infatti di sfuggire tutte le procedure obbligatorie che la 194 prevede per poter accedere all' interruzione di gravidanza (colloquio previo, accertamento di gravidanza, determinazione dell' epoca di sviluppo, periodo di ripensamento, etc.), realizzando una forma di aborto del tutto nascosta e non registrabile da alcuna istituzione. Tutto ciò appare, dunque, in netta contraddizione con la corretta applicazione della pur contestabile legge 194.
6. In ultimo, di fronte al diffondersi di tali procedure, esortiamo vivamente tutti gli operatori del settore a mettere in atto con fermezza un' obiezione di coscienza morale, che testimoni coraggiosamente, nei fatti, il valore inalienabile della vita umana, soprattutto di fronte a nuove forme nascoste di aggressione agli individui più deboli ed indifesi, come è il caso dell' embrione umano.
La pillola RU 486 (pillola del mese dopo)
non è in vendita in Italia - almeno per il momento
di Mario Palmaro
La pillola RU 486 introduce l'aborto “fai da te”. Sperimentata in un ospedale piemontese. Diabolico obiettivo: aggirare l'obiezione di coscienza di medici e infermieri antiabortisti e rendere la donna unica protagonista dell'uccisione del suo bambino.
Il grande scienziato francese Jérome Lejeune l'aveva definita senza troppi giri di parole: un "pesticida umano". Ora la RU 486, la pillola che provoca l'aborto se assunta entro il secondo mese di gravidanza, è sbarcata anche in Italia. Il via libera è arrivato dal Comitato etico della Regione Piemonte, che nell'ottobre 2002 ha approvato la sperimentazione di questo prodotto chimico presso l'ospedale Sant'Anna.
Dal gennaio 2003 i nascituri di Torino cominceranno a essere uccisi con questo nuovo sistema, che verrà testato su 400 donne incinte.
Che cos'è la RU 486
La RU 486 è un prodotto chimico a base di Mifepristone, un potente antiormone che interrompe l'annidamento dell'embrione nell'utero e provoca l'aborto del concepito. La RU 486 - che non può essere definita un farmaco, poiché non serve a curare una patologia - viene assunta dalla donna come una normale pastiglia. Trascorsi tre giorni, i medici somministrano alla madre una sostanza che induce le contrazioni e provoca l'espulsione dell'embrione nel 60% dei casi. Poiché la procedura è dolorosa e non esente da complicanze per la donna, per ora la somministrazione della pastiglia deve avvenire in ambiente ospedaliero, dove la donna stessa verrà tenuta in osservazione per alcune ore dopo l'aborto, e visitata di nuovo circa 15 giorni dopo.
Un po' di storia
La RU 486 è stata prodotta dai laboratori della Roussel Uclaf, una società controllata dal Governo francese e dal gruppo tedesco Hoechst. Non è un caso che nella genealogia delle aziende chimiche tedesche compaia anche la l.G. Farben, che produceva il famigerato Zyclon B., il gas omicida usato da Hitler. La RU 486 è usata da 10 anni in Francia, mentre è sbarcata negli Usa nel 2000. Un comunicato stampa del 23 giugno 1988 dimostra il coinvolgimento dell'ONU nella realizzazione del prodotto: è la stessa Roussel Uclaf a dichiarare di "averlo sviluppato in collaborazione con l'Organizzazione mondiale della sanità e l'Unfpa", che sono agenzie ONU. È evidente che il prodotto sarebbe utilissimo per "diradare" le popolazioni dei paesi poveri, soprattutto dove non esistano presidi chirurgici adeguati per promuovere l'aborto su scala mondiale. In Italia, di RU 486 si iniziò a parlare nel 1989, quando l'allora sottosegretario alla sanità, la socialista Elena Marinucci, ne caldeggiò (senza successo) l'adozione nel nostro Paese.
Ora l'operazione è riuscita per iniziativa dei soliti radicali e di alcuni medici abortisti in quella Torino che è la città di don Bosco ma anche della massoneria e del satanismo. Nulla avviene per caso.
Aspetti giuridici
1. La prima considerazione da fare è che la RU 486 non è che uno fra i tanti modi con cui è possibile uccidere l'innocente. Viene presentata come uno strumento "umanitario" così come i giacobini offrirono alle vittime del Terrore la ghigliottina, considerata "umanitaria" rispetto alla fucilazione e alla forca. La conclusione era in entrambi i casi la morte dei condannati. Dunque, la radice di ogni male è rappresentato da una legge “integralmente iniqua” - come la 194/1978 nel caso dell'Italia - che ammette l'autodeterminazione della donna, affidando al suo totale arbitrio la vita del concepito. Posto questo antiprincipio aberrante, tutto diventa possibile.
2. Uno degli scopi meno evidenti ma più diabolici della RU 486 è l'aggiramento della obiezione di coscienza. Potrà accadere infatti che, un aborto chimico "iniziato" qualche giorno prima, presenti delle complicanze tali da richiedere l'intervento del personale ospedaliero. A questo punto, in casi di urgenza e rischio per la salute della donna, un medico o un infermiere obiettore di turno si vedranno costretti dalla legge a continuare l'opera nefanda dei colleghi abortisti.
3. Nel consenso informato che viene firmato dalla donna prima di iniziare il "trattamento", la gestante viene avvertita che in caso di "fallimento" - vale a dire se il nascituro sopravvive alla dose di veleno - il nascituro andrà incontro a rischi per la sua salute, e che in ogni caso l'aborto potrà essere ottenuto a quel punto solo con un intervento chirurgico.
4. Va anche aggiunto che questa pastiglia rende la donna protagonista dell'atto abortivo: è lei che "dà la morte" al proprio figlio, ingerendo la RU 486. Si invertono i ruoli tipici dell'aborto chirurgico: il medico non più protagonista ma assistente; la donna non più passiva ma protagonista dell'atto omicida.
Verso l'aborto "fai da te"
1. Ove la RU 486 venga usata dentro le procedure previste dalla 194, essa difficilmente può essere dichiarata "fuori legge", almeno nel senso formale del termine. Diverso è il discorso di un suo utilizzo "privatistico", che configurerebbe una violazione palese delle pur blande misure di controllo poste dalla Legge 194.
2. L'aborto avviene oggi normalmente con modalità chirurgiche particolarmente raccapriccianti. La donna deve sottoporsi a un intervento, all'anestesia totale, e ai rischi per la sua salute (pur modesti) connessi all'intervento. La RU 486 risponde al tentativo di rendere sempre più normale, semplice, sicuro e nascosto l'aborto.
3. In una prima fase, questo obiettivo è piuttosto arduo da raggiungere, perché con la RU 486 la donna vive per certi versi in presa diretta l'aborto molto più che nell'atto chirurgico: trascorre tre giorni sapendo che ormai ha attivato una procedura inarrestabile di avvelenamento del figlio, inarrestabile anche in caso di ripensamento; e "vede" il figlio espulso da sé come un vero e proprio rifiuto. Orribile.
4. Ma, d'altro canto, non si deve sottovalutare la possibilità di perfezionare questa arma chimica, tentando di eliminare i rischi di sanguinamento, la dolorosità, la "visibilità" dell'embrione espulso; affinandola insomma a tal punto da renderla agibile in farmacia come un normale prodotto da banco.
5. Si realizza in questo modo l'ultimo stadio della "normalizzazione" dell'aborto, che così sembra scomparire dalla società perché sfugge a ogni rilievo statistico e a ogni azione dissuasiva dei “pro life”, per diventare una faccenda completamente privata. Con la conseguenza di un incallimento delle coscienze che rende - in questo senso - più grave l'aborto chimico di quello chirurgico. Come scrisse Francesco Migliori, "Caino non deve più nascondersi".
La punta di un iceberg
Attenzione: il polverone sollevato dalla RU 486 non deve distrarci dalla corretta percezione della realtà: oggi, in Italia, l'aborto chimico è già attuato nella totale indifferenza delle leggi e dei codici deontologici della classe medica. Le donne usano la spirale o IUD, senza sapere che essa non è un contraccettivo ma provoca aborti. Inoltre, per iniziativa dell'ex ministro della sanità Umberto Veronesi, è disponibile in farmacia il Norlevo, prodotto dalla Angelini farmaceutica: una "pillola del giorno dopo" che provoca l'aborto ogni volta che sia assunta a seguito di un rapporto fertile. L'attuale ministro potrebbe ritirare questo prodotto con provvedimento analogo ma opposto a quello del suo predecessore, per sospetta compatibilità con la legge 194 vigente.
Effetti abortivi possono essere ottenuti attraverso l'uso combinato di pillole regolarmente in commercio, prodotte con finalità contraccettiva, ma capaci di impedire l'annidamento se miscelate in un certo modo. Perfino la classica pillola, assunta dalla donna con l'intento di impedire il concepimento, ha un effetto remoto ma assolutamente certo di carattere abortivo: una verità scomoda troppo spesso taciuta. Ne riparleremo.
Ricorda
"C'è qualcosa di terribilmente repellente in questa procedura. La giustificazione che nobiliterebbe il ricorso al nuovo veleno è che il rischio di complicanze per la madre diverrebbe irrilevante. Da dove nasce questo rischio? Da una decisione sommamente ingiusta o liberamente presa, quella di uccidere l'innocente. Si abbia il coraggio di dirlo apertamente: si è finalmente scoperto il modo di uccidere nel quale l'assassino non corre più alcun rischio serio" (L'Osservatore Romano, 12 novembre 1989).
© Il Timone - n. 23 Gennaio/Febbraio 2003
http://www.fuocovivo.org/MOVIMENTO/pillola%20del%20giorno%20dopo.html
PILLOLA E RISCHI VASCOLARI
I risultati degli studi condotti negli ultimi sette anni su contraccettivi orali (OC), infarto miocardico e attacco ischemico cerebrale sono conflittuali. Le stime variano da rischio relativo di 1 a rischio relativo compreso fra 2 e 5. Queste differenze sono probabilmente dovute a una maggiore prevalenza, negli studi con i rischi relativi maggiori, di fumatrici e di ipertese non diagnosticate o non trattate.
Un aumento considerevole (da 7 a più di 100) del rischio relativo di infarto miocardico e attacco ischemico cerebrale è stato osservato tra le utilizzatrici di CO che fumano o soffrono di ipertensione arteriosa.
E' stato proposto che il tipo di progestinico impegato possa modificare il rischio vascolare arterioso associato all'uso di CO. In realtà, quando la dose di estrogeni è inferiore a 50 mcg, il rischio di attacco ischemico non differisce fra le donne che assumono CO contenenti desogestrel o gestodene e le donne che assumono CO contenenti levonorgestrel o norethindrone [1].
http://www.saperidoc.it/ques_308.html
Un aumento considerevole (da 7 a più di 100) del rischio relativo di infarto miocardico e attacco ischemico cerebrale è stato osservato tra le utilizzatrici di CO che fumano o soffrono di ipertensione arteriosa.
E' stato proposto che il tipo di progestinico impegato possa modificare il rischio vascolare arterioso associato all'uso di CO. In realtà, quando la dose di estrogeni è inferiore a 50 mcg, il rischio di attacco ischemico non differisce fra le donne che assumono CO contenenti desogestrel o gestodene e le donne che assumono CO contenenti levonorgestrel o norethindrone [1].
http://www.saperidoc.it/ques_308.html
PILLOLA E TUMORI AL SENO
La possibile associazione tra utilizzo di contraccettivi orali (CO) e aumento del rischio di tumore al seno è stata valutata in oltre 60 studi osservazionali. I dati di una meta-analisi pubblicata in Lancet nel 1996 [1] - che comprende 54 studi e include i dati relativi a 53.297 donne con cancro al seno e oltre 100.000 donne senza cancro (controlli) - indicano che le donne utilizzatrici di CO e quelle che ne hanno terminato l’assunzione da non più di 10 anni hanno un rischio di avere una diagnosi di tumore al seno 1.24 volte superiore (rischio relativo) a chi non ha mai utilizzato questi farmaci (con intervallo di confidenza al 95% compreso tra 1.15 e 1.33). A 10 anni di distanza da quando è terminata l’assunzione di CO, il rischio diventa simile a quello di coloro che non li utilizzano.
Uno studio caso controllo apparso successivamente (The Women's Contraceptive and Reproductive Experiences - Women's CARE Study), condotto in cinque stati degli Stati Uniti, ha coinvolto 4575 donne con cancro al seno e 4682 controlli di età compresa fra 35 e 64 anni. Non è stata identificata nessuna associazione statisticamente significativa fra utilizzo di CO e tumore mammario. Anche l’analisi per sottogruppi (che ha tenuto conto di utilizzo attuale o in passato di CO, dosaggio estrogenico, durata dell’assunzione, età alla prima assunzione e intervallo di tempo dall’ultima assunzione) non ha evidenziato nessuna associazione fra CO e cancro mammario. I risultati sono sovrapponibili fra le due fasce di età 35-44 anni e 45-64 anni [2-3].
Non è possibile escludere che donne con una storia familiare di cancro mammario o con mutazione dei geni BRCA1 o BRCA2 possano avere, in seguito all’assunzione di CO, un rischio per tumore mammario maggiore di quello di altre donne [4].
Rischi relativi e rischi assoluti
Gli stessi dati possono essere descritti anche come incremento percentuale del rischio relativo: sulla base delle conclusioni della metanalisi pubblicata in Lancet, chi utilizza CO ha una maggiore probabilità di 24% di diagnosi di tumore al seno rispetto a chi non ha mai utilizzato CO.
La definizione in termini percentuali può alterare la percezione del rischio; risulta maggiormente informativa la stima del rischio attribuibile: prendendo ad esempio l'Emilia-Romagna, nella fascia di età 29-40 anni, sono attesi per anno 25 nuovi casi di tumore mammario ogni 100.000 donne. Assumendo che le utilizzatrici di CO siano il 20%, circa 1 di questi 25 casi è attribuibile all’impiego di CO.
La posizione della Organizzazione mondiale della sanità
In Giugno 2005, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (International Agency for Research on Cancer - IARC), una struttura della Organizzazione mondiale della sanità (World Health Organization – WHO), ha convocato un meeting di esperti per valutare gli studi disponibili sul rischio carcinogenetico per la donna dei CO combinati e della terapia ormonale sostitutiva (TOS) combinata estro-progestinica. I risultati di questa valutazione, che saranno pubblicati in 2006 [5], hanno portato IARC a classificare sia CO combinati che TOS estro-progestinica come carcinogenici per l’uomo.
IARC convoca regolarmente gruppi internazionali di esperti per valutare il rischio carcinogenico determinato da agenti, combinazioni di agenti ed esposizioni. È importante rilevare che IARC non valuta il profilo rischi-benefici complessivo in termini di salute pubblica e neppure in termini di rischio complessivo di cancro per composti che hanno un effetto protettivo nei confronti di alcune neoplasie e aumentano il rischio di altre. Nella revisione IARC, l’utilizzo di CO combinati risulta modificare in piccola misura il rischio di neoplasia, aumentandolo in alcuni organi o tessuti (cervice uterina, mammella, fegato) e diminuendolo in altri (endometrio, ovaio). Alcuni dei dati disponibili sono stati desunti da ricerche condotte con preparati contraccettivi combinati di dosaggio superiore a quelli attualmente utilizzati.
Altre strutture della Organizzazione mondiale della sanità (come il Department of reproductive health and research –RHR e il collegato UNDP/UNFPA/WHO/World Bank special programme on research, development and research training in human reproduction – HRP) producono documenti fondati su prove di efficacia sulla salute riproduttiva, revisionando sistematicamente la letteratura e aggiornando regolarmente il profilo rischi-benefici dei farmaci contraccettivi. Completando quindi la ricerca IARC con la valutazione di loro competenza, queste agenzie hanno pubblicato un documento in cui ribadiscono che, per la grande maggioranza delle donne in salute, i benefici dei CO combinati superano largamente i rischi [6]. Per quanto concerne invece la TOS, le prove confermano un aumento del rischio di tumore mammario in donne che usano regimi combinati ed un aumento del rischio di tumore endometriale quando il regime prevede una associazione progestinica per una durata inferiore ai dieci giorni al mese.
http://www.saperidoc.it/ques_239.html
Uno studio caso controllo apparso successivamente (The Women's Contraceptive and Reproductive Experiences - Women's CARE Study), condotto in cinque stati degli Stati Uniti, ha coinvolto 4575 donne con cancro al seno e 4682 controlli di età compresa fra 35 e 64 anni. Non è stata identificata nessuna associazione statisticamente significativa fra utilizzo di CO e tumore mammario. Anche l’analisi per sottogruppi (che ha tenuto conto di utilizzo attuale o in passato di CO, dosaggio estrogenico, durata dell’assunzione, età alla prima assunzione e intervallo di tempo dall’ultima assunzione) non ha evidenziato nessuna associazione fra CO e cancro mammario. I risultati sono sovrapponibili fra le due fasce di età 35-44 anni e 45-64 anni [2-3].
Non è possibile escludere che donne con una storia familiare di cancro mammario o con mutazione dei geni BRCA1 o BRCA2 possano avere, in seguito all’assunzione di CO, un rischio per tumore mammario maggiore di quello di altre donne [4].
Rischi relativi e rischi assoluti
Gli stessi dati possono essere descritti anche come incremento percentuale del rischio relativo: sulla base delle conclusioni della metanalisi pubblicata in Lancet, chi utilizza CO ha una maggiore probabilità di 24% di diagnosi di tumore al seno rispetto a chi non ha mai utilizzato CO.
La definizione in termini percentuali può alterare la percezione del rischio; risulta maggiormente informativa la stima del rischio attribuibile: prendendo ad esempio l'Emilia-Romagna, nella fascia di età 29-40 anni, sono attesi per anno 25 nuovi casi di tumore mammario ogni 100.000 donne. Assumendo che le utilizzatrici di CO siano il 20%, circa 1 di questi 25 casi è attribuibile all’impiego di CO.
La posizione della Organizzazione mondiale della sanità
In Giugno 2005, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (International Agency for Research on Cancer - IARC), una struttura della Organizzazione mondiale della sanità (World Health Organization – WHO), ha convocato un meeting di esperti per valutare gli studi disponibili sul rischio carcinogenetico per la donna dei CO combinati e della terapia ormonale sostitutiva (TOS) combinata estro-progestinica. I risultati di questa valutazione, che saranno pubblicati in 2006 [5], hanno portato IARC a classificare sia CO combinati che TOS estro-progestinica come carcinogenici per l’uomo.
IARC convoca regolarmente gruppi internazionali di esperti per valutare il rischio carcinogenico determinato da agenti, combinazioni di agenti ed esposizioni. È importante rilevare che IARC non valuta il profilo rischi-benefici complessivo in termini di salute pubblica e neppure in termini di rischio complessivo di cancro per composti che hanno un effetto protettivo nei confronti di alcune neoplasie e aumentano il rischio di altre. Nella revisione IARC, l’utilizzo di CO combinati risulta modificare in piccola misura il rischio di neoplasia, aumentandolo in alcuni organi o tessuti (cervice uterina, mammella, fegato) e diminuendolo in altri (endometrio, ovaio). Alcuni dei dati disponibili sono stati desunti da ricerche condotte con preparati contraccettivi combinati di dosaggio superiore a quelli attualmente utilizzati.
Altre strutture della Organizzazione mondiale della sanità (come il Department of reproductive health and research –RHR e il collegato UNDP/UNFPA/WHO/World Bank special programme on research, development and research training in human reproduction – HRP) producono documenti fondati su prove di efficacia sulla salute riproduttiva, revisionando sistematicamente la letteratura e aggiornando regolarmente il profilo rischi-benefici dei farmaci contraccettivi. Completando quindi la ricerca IARC con la valutazione di loro competenza, queste agenzie hanno pubblicato un documento in cui ribadiscono che, per la grande maggioranza delle donne in salute, i benefici dei CO combinati superano largamente i rischi [6]. Per quanto concerne invece la TOS, le prove confermano un aumento del rischio di tumore mammario in donne che usano regimi combinati ed un aumento del rischio di tumore endometriale quando il regime prevede una associazione progestinica per una durata inferiore ai dieci giorni al mese.
http://www.saperidoc.it/ques_239.html
LA PILLOLA
Metodi anticoncezionali
LA PILLOLA
Negli anni '50, lo spettro di un mondo predestinato ad un eccesso di popolazione allarmava scienziati e governi dell'Occidente industrializzato. Cominciò così una corsa frenetica per controllare le popolazioni. Ciò coincise con la scoperta di un processo relativamente poco costoso per fabbricare estrogeno sintetico e progesterone che potevano essere usati come contraccettivi. Nasceva così la famosa Pillola. Questa avrebbe liberato le donne dal peso di gravidanze indesiderate, aprendo così la porta ad una maggiore eguaglianza e libertà. Negli ultimi 37 anni, circa 200.000.000 di donne in tutto il mondo hanno scelto la Pillola quale metodo anticoncezionale preferito. Si dice che tale pillola sia stata una delle medicine più studiate della storia. Tuttavia quando si toglie il velo sottile del lancio pubblicitario, delle dissimulazioni farmaceutiche e dei tentativi clinico-sanitari, emerge un altro quadro che rivela le conseguenze distruttive sulla salute e il benessere delle donne causate dagli ormoni steroidi che si trovano nella Pillola.
Benché sin dal 1932 si sapesse da esperimenti su animali che l'estrogeno ed il progesterone potevano causare il cancro al seno, all'utero, alle ovaie ed alla ghiandola pituitaria, si pensò che la Pillola fosse una soluzione efficace alla crisi di sovrappopolamento.
Gli ormoni non solo dirigono e determinano i processi fisiologici, ma influenzano anche gli stati emozionali e psicologici. Quando una donna è incinta, i livelli di tali ormoni si alzano e la produzione di altri ovuli viene arrestata. I livelli ormonali continuano a salire durante la gravidanza, segnalando al cervello di smettere di secernere ormoni che stimolano la produzione di ovuli. La Pillola imita questa azione e inganna continuamente il cervello facendogli pensare che la gravidanza sia avvenuta, e quindi sopprimendo l'ovulazione. Vengono fermate letteralmente le mestruazioni. Perdite di sangue si verificano ogni mese perché gli ormoni sintetici non vengono presi per sette giorni del ciclo. Dovrebbero chiamarsi "perdite da privazione" non mestruazioni. L'azione della Pillola in realtà "castra" una donna interrompendo il suo ciclo naturale, a volte danneggiando permanentemente le sue ovaie ed anche causando sterilità.
Secondo un rapporto del Novembre 1995 del bollettino Natural Fertility Management la pillola provoca 150 mutamenti chimici nel corpo di una giovane donna.
Effetti collaterali leggeri della Pillola:
- Reazioni allergiche
- Emorragie improvvise
- Crescita di peli in faccia
- Ritenzione di liquidi
- Infezione di funghi
- Perdita di capelli
- Emicranie
- Nausea
- Aumento di peso
- Infezione da Candida
- Perdite vaginali
- Vene varicose
Effetti collaterali gravi della Pillola:
- Disturbo del metabolismo
- Maggior rischio di coaguli
- Maggior rischio di calcoli urinari
- Maggior rischio di tumori al fegato
- Osteoporosi
- Possibile collegamento col cancro dell'endometrio, utero, ovaie
- Aumento gravidanze extrauterine
- Aumento da tre a sei volte del rischio di infarto
Invece di basarsi sulla Pillola per regolare i problemi del periodo, le ragazze farebbero meglio a correggere il problema all'origine per mezzo di una dieta migliore, integratori alimentari, esercizio fisico ed attenzione agli stress emotivi.
Invece di emancipare le donne, la Pillola e gli altri ormoni steroidi le hanno condannate ad una vita di possibili rischi per la salute e ad una morte precoce.
Sono disponibili metodi contraccettivi più sicuri, più efficaci, metodi di sbarramento come il diaframma e gli spermicidi poco tossici ed i preservativi.
Articolo tratto da NEXUS NEW TIME edizione italiana n° 13
link: vitadidonna.it (informazioni dettagliate su posologia ed effetti dei vari metodi anticoncezionali odierni)
Etichette: salute
LA PILLOLA
Negli anni '50, lo spettro di un mondo predestinato ad un eccesso di popolazione allarmava scienziati e governi dell'Occidente industrializzato. Cominciò così una corsa frenetica per controllare le popolazioni. Ciò coincise con la scoperta di un processo relativamente poco costoso per fabbricare estrogeno sintetico e progesterone che potevano essere usati come contraccettivi. Nasceva così la famosa Pillola. Questa avrebbe liberato le donne dal peso di gravidanze indesiderate, aprendo così la porta ad una maggiore eguaglianza e libertà. Negli ultimi 37 anni, circa 200.000.000 di donne in tutto il mondo hanno scelto la Pillola quale metodo anticoncezionale preferito. Si dice che tale pillola sia stata una delle medicine più studiate della storia. Tuttavia quando si toglie il velo sottile del lancio pubblicitario, delle dissimulazioni farmaceutiche e dei tentativi clinico-sanitari, emerge un altro quadro che rivela le conseguenze distruttive sulla salute e il benessere delle donne causate dagli ormoni steroidi che si trovano nella Pillola.
Benché sin dal 1932 si sapesse da esperimenti su animali che l'estrogeno ed il progesterone potevano causare il cancro al seno, all'utero, alle ovaie ed alla ghiandola pituitaria, si pensò che la Pillola fosse una soluzione efficace alla crisi di sovrappopolamento.
Gli ormoni non solo dirigono e determinano i processi fisiologici, ma influenzano anche gli stati emozionali e psicologici. Quando una donna è incinta, i livelli di tali ormoni si alzano e la produzione di altri ovuli viene arrestata. I livelli ormonali continuano a salire durante la gravidanza, segnalando al cervello di smettere di secernere ormoni che stimolano la produzione di ovuli. La Pillola imita questa azione e inganna continuamente il cervello facendogli pensare che la gravidanza sia avvenuta, e quindi sopprimendo l'ovulazione. Vengono fermate letteralmente le mestruazioni. Perdite di sangue si verificano ogni mese perché gli ormoni sintetici non vengono presi per sette giorni del ciclo. Dovrebbero chiamarsi "perdite da privazione" non mestruazioni. L'azione della Pillola in realtà "castra" una donna interrompendo il suo ciclo naturale, a volte danneggiando permanentemente le sue ovaie ed anche causando sterilità.
Secondo un rapporto del Novembre 1995 del bollettino Natural Fertility Management la pillola provoca 150 mutamenti chimici nel corpo di una giovane donna.
Effetti collaterali leggeri della Pillola:
- Reazioni allergiche
- Emorragie improvvise
- Crescita di peli in faccia
- Ritenzione di liquidi
- Infezione di funghi
- Perdita di capelli
- Emicranie
- Nausea
- Aumento di peso
- Infezione da Candida
- Perdite vaginali
- Vene varicose
Effetti collaterali gravi della Pillola:
- Disturbo del metabolismo
- Maggior rischio di coaguli
- Maggior rischio di calcoli urinari
- Maggior rischio di tumori al fegato
- Osteoporosi
- Possibile collegamento col cancro dell'endometrio, utero, ovaie
- Aumento gravidanze extrauterine
- Aumento da tre a sei volte del rischio di infarto
Invece di basarsi sulla Pillola per regolare i problemi del periodo, le ragazze farebbero meglio a correggere il problema all'origine per mezzo di una dieta migliore, integratori alimentari, esercizio fisico ed attenzione agli stress emotivi.
Invece di emancipare le donne, la Pillola e gli altri ormoni steroidi le hanno condannate ad una vita di possibili rischi per la salute e ad una morte precoce.
Sono disponibili metodi contraccettivi più sicuri, più efficaci, metodi di sbarramento come il diaframma e gli spermicidi poco tossici ed i preservativi.
Articolo tratto da NEXUS NEW TIME edizione italiana n° 13
link: vitadidonna.it (informazioni dettagliate su posologia ed effetti dei vari metodi anticoncezionali odierni)
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